Recensione: La vedova Winchester

LA VEDOVA WINCHESTER (WINCHESTER, U.S.A.-Australia, 2017) di Michael e Peter Spierig, con Helen Mirren, Jason Clarke, Sarah Snook, Angus Sampson, Laura Brent. Biografico horror. * ½

Va subito detto che l’espressione “tratto da una storia vera”, spesso usata per dare il quarto di nobiltà narrativa al più noioso o improbabile biopic, assume qui una dimensione tutt’altro che banale. La vedova Winchester, infatti, si rifà ad un episodio emblematico di quel campo del gotico sospeso tra realtà e leggenda: un dottore, perseguitato dal lutto, è incaricato di eseguire una perizia psichiatrica sulla protagonista, che intende allargare la propria grande casa con nuove stanze.

A ordinarglielo sarebbero gli spettri che infestano la dimora, ovvero i fantasmi dei morti provocati dalle armi dell’azienda fondata dal marito defunto. Una paranoia allucinante che aveva bisogno giusto di uno sguardo adatto a sublimare la drammatica singolarità in un teatro della crudeltà, dove chi non è posseduto da una seducente presenza mortifera combatte una lotta impari seguendo gli spiriti di un dolore terreno e devastante.

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Per i fratelli Spierig, il film, con tutte le suggestioni trasmesse dall’aderenza ad una vicenda se non vera verosimile, rappresenta l’occasione per legittimare la loro visione del genere anche agli occhi dei meno disposti a dargli credibilità. Se già con Predestination e Daybreakers avevano dato prova di emergere dalle secche dell’horror battendo strade alternative ed originali, qui esibiscono invece tutti i limiti di un immaginario retrò.

Un approccio voluto, che ammicca alle atmosfere di un tempo cinematografico lontano, ma che non riesce a nascondere altresì l’incapacità di dare un senso all’ossessione della donna che non sia una facile adesione alle sue apparenti fratture con la realtà. La scelta di Helen Mirren, attrice di eccezionale carisma, svela anche il gusto di un grandguignol che l’avvicina a quella tendenza a recuperare le dive decadute nel genere (pensiamo a Bette Davis o Joan Crawford): ma, oltre che ancora rampante, Mirren non ci crede troppo e gigioneggia molto. Quasi scult.

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