Esiste un filone anarchico del cinema americano che ha raggiunto la sua massima espressione tra gli anni settanta e ottanta e, senza mezzi termini, identifica la fine del cinema con la fine del mondo. Sono spesso i lavori terminali o giù di lì di molti autori della Hollywood classica: Fedora di Billy Wilder, Gli ultimi fuochi di Elia Kazan, Nina di Vincente Minnelli, Ricche e famose di George Cukor, fino all’ultimo, incredibile, inesauribile The Other Side of The Wind di Orson Welles.
Sono film pervasi da un abbacinante senso della fine, metatestuali e citazionisti fino al cannibalismo, sarabande che cercano un ultimo giro di giostra prima di accettare l’evidenza della lacerazione. Malgrado Blake Edwards non fosse anziano e agli ultimi lavori come gli altri, il suo S.O.B. fa parte a tutti gli effetti di questa categoria, assolutamente dentro quel sentimento del tempo e quel disincanto così devastante.

Certo, il fatto che sia un film sul cinema e sul fare film contribuisce ad avvalorare la tesi, ma S.O.B. dichiara sin dal titolo la sua politica fieramente sovversiva: la polivalenza del suo significato (“son of bitch” o “standard operation bullshit”) è sì la spia della volontà di non essere incasellabile ma anche la scelta di una volgarità talmente esplicita da risultare unico antidoto per recuperare l’eleganza di un soave balletto erotico e la trasparenza del non-detto.
Hollywood story nel segno della morte, è una travolgente e spettacolare seduta spiritica in cui tutte le star portano in dote il proprio passato artistico nonché le tracce del percorso umano, consapevoli di essere fantasmi di un cinema inconciliabile con le limitazioni pudiche della televisione didascalica e l’ avventura tecnologica tipica del periodo.
I due frontrunner dimostrano bene questa teoria, con la magnifica Julie Andrews, autoironica moglie di Edwards, destinata a restare per sempre Mary Poppins (esplicitamente citata!) e per questo utilizzata in contro-casting nel para-porno e William Holden, forse risorto dalla piscina di Viale del tramonto o forse ancora morto, che recita se stesso facendo l’ex bello invecchiato per l’alcolismo (e infatti continua a bere molto anche qui: è il suo ultimo film).
Ma il film? Parla di un film, il clamoroso flop di un regista – forse Edwards, forse no – che, in un momento di disperazione, viene ripensato, rimontato e parzialmente rigirato fino a diventare uno più stuzzicante musical erotico, così da solleticare i pruriti del bravo pubblico perbenista desideroso di vedere le tette di Mary Poppins e un po’ di sesso sparso qua e là in un lavoro sulla carta d’autore.
S.O.B. segue il forsennato carosello di produttori, distributori, attori, maestranze, agenti, giornalisti (cast fantasmagorico) impegnati a salvare il salvabile o affondarlo del tutto, fino ad uno degli epiloghi più acidi, cupi, mirabolanti di tutta la commedia americana del dopoguerra. Nel suo film più impudentemente wilderiano, Edwards danza con la coscienza di non avere niente da perdere, disseminando la storia di allusioni ed evocazioni sferzanti anche per chi non ha dimestichezza con gli ambienti narrati.

Scritto dallo stesso regista, è un meccanismo praticamente perfetto, che non lascia un attimo di fiato anche quando ti accompagna negli inferi della vita: una catabasi esuberante e decadente, capace di essere al contempo esilarante e straziante, il funerale (letteralmente) di un cinema che non ha più cittadinanza né cittadini sobri e coscienziosi in grado di farlo resistere e può vivere solo attraverso la presa in giro che lo sublima.
S.O.B. (U.S.A., 1981) di Blake Edwards, con William Holden, Julie Andrews, Richard Mulligan, Robert Preston, Robert Webber, Robert Vaughn, Larry Hagman, Marisa Berenson, Shelley Winters, Robert Loggia, Rosanna Arquette. Commedia. ****
[…] Billy Wilder (Fedora), Vincente Minnelli (Nina), Elia Kazan (Gli ultimi fuochi), Blake Edwards (S.O.B.) fino all’ultimo Orson Welles (The Other Side of The […]
"Mi piace""Mi piace"
[…] che ragionano sulla coscienza della fine (di un mondo). Come Fedora, Gli ultimi fuochi, Nina e S.O.B.e anche l’ultimo, ritrovato The Other Side of the Wind, affiorano la decadenza e la putrefazione […]
"Mi piace""Mi piace"