Sul viale del tramonto di una carriera piena di alti e bassi, Vittorio De Sica decise di addentrarsi in storie che raccontassero il lato positivo di un Paese che forse non capiva fino in fondo. Contribuisce ovviamente Cesare Zavattini, la cui lente si stava però appannando, non riuscendo sempre ad intercettare il mood nazionale con la stessa arguzia dei giorni migliori.
Allora ecco a voi Lo chiameremo Andrea, che ha come obiettivo quello di rappresentare la voglia di maternità di due giovani (ma non giovanissimi) genitori, due maestri progressisti ed ambientalisti (nel ’73!) che amano visceralmente i bambini che li circondano. A volte, il loro desiderio prende delle pieghe a momenti amorevolmente estremiste e perfino deliranti – cercano di concepirlo nell’aula professori nell’ora di massima fertilità, in un baldacchino farmaceutico, si rivolgono ad una chiromante di dubbi poteri soprannaturali…
Però il proposito è positivo, ed è questo ciò che più interessa ai vecchi leoni neorealisti De Sica e Cesare Zavattini, suo sceneggiatore (assieme alla coppia Benvenuti-De Bernardi). Non è un film melenso: piuttosto un racconto delicato e dolce tra commedia e patetismo, certamente imperfetto nella sua non sempre equilibrata dose di sentimentalismo e guizzi buffi, ma certamente un’opera tutt’altro che disprezzabile.
Interessante il risvolto secondario sull’inquinamento delle grandi fabbriche (bandiera dell’azione educativa dei due maestri e critica feroce del duo Zavattini-De Sica al capitalismo invadente ed imperante), forse poco approfondito. Però c’è. E mi pare molto: mica si incontrano tutti i giorni, specie in un film italiano, personaggi votati alla causa dell’ambiente. Manfredi e Melato buffi e simpatici.
LO CHIAMEREMO ANDREA (Italia, 1972) di Vittorio De Sica, con Nino Manfredi, Mariangela Melato, Isa Miranda, Esmeralda Ruspoli, Giulio Baraghini, Sandro Dori. Commedia. ** ½