Perché Gabriele Salvatores fu l’esperienza cinematografica d’autore più fortunata a cavallo tra gli anni ottanta e novanta? L’allora semiquarantenne Salvatores era il migliore cantore della sua generazione. Quella generazione che, come si vede ancor meglio nel suo capolavoro del primo periodo che è Marrakech Express, era rimasta travolta da tutto quel che avvenne dopo il Sessantotto e non si era più ripresa a forza di pensare al proprio ombelico.
Ma, a differenza di sociologi da quattro soldi, Salvatores mette al centro della scena i temi universali a lui cari, riuscendo a coinvolgere tutte le altre generazioni. E in più ci mette l’affetto, la tenerezza e una spruzzata di malinconia.
Turnè, secondo capitolo della trilogia della fuga dopo Marrakech e prima di Mediterraneo (in cui la fuga è vissuta in una dimensione poetica ben espressa da Henri Laborit nella citazione «In tempi come questi la fuga è l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare»), non fa eccezione: la colonna portante è l’amicizia maschile, idealizzata, messa in pericolo e poi di nuovo celebrata per tutto l’arco del film.

Scritto curiosamente anche da Fabrizio Bentivoglio (e curioso che Fabrizio nel film si chiami Federico, stesso mestiere, stessa iniziale e stesso numero di lettere, e così il Dario di Diego Abatantuono), è il ritratto di due amici il cui rapporto è compromesso da una donna, Laura Morante, amata da entrambi («Io vi amo tutti e due. E va bene, io voglio anche ammettere di aver sbagliato, ma il fatto è che voi due insieme siete un uomo perfetto. Allora da un certo punto di vista, vale a dire dal mio punto di vista, io mi sono innamorata di un uomo solo!»).
Senza andare a scendere tanto nel particolare, perché il film è semplice nella sua lineare morale e nel suo sviluppo leggero e scorrevole, basti vedere l’interpretazione dei due protagonisti principale: da una parte c’è il concreto e sbruffone Diego, dall’altra lo stralunato ed affascinante Fabrizio; da una parte il senso di colpa imperante e l’impossibilità di confessare la colpa, dall’altra l’impossibilità di uscire da un amore romantico e la vendetta neanche tanto appagante.
TURNÉ (Italia, 1990) di Gabriele Salvatores, con Diego Abatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Laura Morante, Claudio Bisio, Ugo Conti, Luigi Montini, Nini Salerno. Commedia. ***