Caterina va in città | Paolo Virzì (2003)

Montalto di Castro dista da Roma solo novantasette chilometri. Ma questa distanza così esigua nella società contemporanea significa molto per la famiglia Jacovoni, intenta nel trasferirsi nella capitale. Sono: papà Giancarlo, insegnante di ragioneria frustato e insoddisfatto che legge il manifesto e si fa portatore di un messaggio di riluttanza nei confronti delle famigerate caste di pseudo-intellettuali e cafoni imborghesiti de sinistra; mamma Agata, sbadata e un po’ tonta signora di provincia, con punte di schizofrenia insospettabili, apparentemente succube del marito e rappresentante di un’Italia che ha riposto nel cassetto i propri sogni senza apparenti patemi; e la figliola Caterina, esempio di ragazzina dai gusti “strani” e anticonformisti, che muore dalla voglia di andare in città per abbandonare per sempre il limitato luogo dove vive con passiva insofferenza.

Risultati immagini per caterina va in cittàL’arrivo in città, tuttavia, non fa che causare danni, che si presentano con tardività creando disagi nelle vite dei tre personaggi. Di chi è la colpa? Dei genitori minimalisti e radical-chic esageratamente comprensivi coi figli presunti contestatori o dei fascisti duri e crudi che non rinunciano ai riti del tempo che fu e, anche loro, se ne fregano dei figli che passano notti brave? E insieme, in realtà, vanno d’amore e d’accordo, non come con quei disgraziati dei Jacovoni, così fuori dal coro da risultare disturbanti.

Paolo Virzì continua il suo discorso sull’Italia di oggi (all’ottimo e volutamente sopra le righe Castellitto il leitmotiv del film «in questa società…») con un altro racconto di formazione: l’incontro tra una ragazzina ingenua, con una personalità originale ma non prepotente, e la grande città.  Soggetto a doppia lettura di quanto si possa credere, fa riflettere con leggerezza sull’Italia delle incongruenze e delle incoerenze, appiattita dall’imperante modello televisivo sempre più quinto potere capace di imporre la dittatura della mediocrità.

Roma è il perfetto teatro di una commedia straniante che, oltre ad essere un bel ritratto adolescenziale, è anche un interessante affresco sugli adulti schizofrenici, passivi, imbecilli, insoddisfatti, cretini. Impietoso ma attendibile, a metà tra la tendenza scoliana-monicelliana di Ferie d’agosto e il filone adolescenziale di Ovosodo, ne accoglie lo sguardo caustico del primo e l’occhio pudico del secondo.

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Cast pressoché perfetto, dove accanto a Castellitto spiccano la spontanea e simpatica Alice Teghil, la disarmante naturalezza dell’eccellente Margherita Buy, il sofferto e convincente (come politico post-fascista e, soprattutto, laziale) Claudio Amendola e Paola Tiziana Cruciani. Cammei di un divertito e divertente Michele Placido, Giovanna Melandri ospite ad un talk show che scimmiotta Porta a porta, Maurizio-Costanzo-Show più Costanzo che mai e Roberto Benigni che fa un’apparizione imprevedibile e fulminea.

CATERINA VA IN CITTÀ (Italia, 2013) di Paolo Virzì, con Alice Teghil, Sergio Castellitto, Margherita Buy, Claudio Amendola, Galatea Ranzi, Flavio Bucci, Paola Tiziana Cruciani. Commedia. ***

2 pensieri riguardo “Caterina va in città | Paolo Virzì (2003)

  1. […] Già, Roma. Perché, in fondo, il nostro cinema romanocentrico, pieno di attori, registi e maestranzi romani, non si occupa mai davvero di Roma se non sulla superficie dello sfondo, della cadenza, della chiusura entro i limiti del Gra. A parte La grande bellezza che fa caso a sé, Roma devi scoprirla negli anfratti di film che parlano apparentemente d’altro. Archibugi e Virzì hanno provato, spesso felicemente, a leggerla: lei con il ceto medio di Mignon è partita e la borghesia di Lezioni di volo e Il nome del figlio, lui con i villeggianti di Ferie d’agosto e l’affresco di Caterina va in città. […]

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