Italia ’50s – 6 | Gran varietà | Domenico Paolella (1953)

Risultati immagini per gran varietà filmQuesta piccola selezione denominata Italia ‘50s vorrebbe porre l’attenzione sui film meno celebrati o ricordati di un decennio molto particolare per la storia del cinema italiano, caratterizzato dagli exploit anche internazionali di autori come Fellini, Visconti, Antonioni, Monicelli e da una delle prime crisi dell’industria. Nella fiacca produzione della stagione, il cinema popolare contribuì a ripensare il passato, forse involontariamente perché legato a necessità lontane dalla consapevolezza storiografica.

Parliamo di un filone che ha il suo capostipite ne I pompieri di Viggiù, repertorio di pezzi d’avanspettacolo tenuti insieme da un flebile fil rouge che oggi ha una rilevanza culturale del tutto impensabile all’epoca. Costruito per sfruttare il successo della rivista, riuscì nell’intento di incassare facilmente, ma, a distanza di settant’anni, rappresenta un fondamentale documento di un’epoca pretelevisiva.

Sono molti i prodotti che tessono sketch in strutture più o meno coerenti, ma in questo caso ci interessano quei film che sfruttano il mezzo cinematografico per catturare il senso di un tempo perduto. Carlo Infascelli è stato l’abile produttore che inventò la formula di questi film ad episodi differenti rispetto all’altro capostipite della covata: Altri tempi, raccolta di novelle ottocentesche con cui ha tuttavia in comune il progetto nostalgico.

Assieme al fedele Domenico Paolella, Infascelli mise in piedi il dittico canzonettistico Canzoni di mezzo secolo e Canzoni, canzoni, canzoni, praticamente antologie di proto-videoclip che anticipano MTV. Della nidiata fa parte anche Amori di mezzo secolo, diretto, tra gli altri, dai più quotati Roberto Rossellini e Pietro Germi, e, ancora di Paolella, il catalogo radiofonico Rosso e nero.

Tra queste raccolte, Gran varietà è forse quella più ambiziosa, non tanto per questioni legate alla regia – che è sempre di Paolella, un onesto artigiano che non era né Rossellini né Germi – quanto per una terna di consapevolezze. La prima è la sua “cognizione storica” rispetto a I pompieri di Viggiù: si tratta sempre di un’antologia, ma non c’è un vero legame fra le scenette.

Il collegamento lo dà il genere decadente del varietà, toccando il café chantant, la satira di guerra, il primo avanspettacolo fino alla censura democristiana, ed è sintomatico che sia il cinema a celebrarlo, minacciato da par suo dall’incipiente televisione. Si presenta così come uno zibaldone di cimeli la cui visione può essere frammentata, non consequenziale, che si può fruire anche nella singolarità degli sketch assemblati.

La seconda è la non banale confezione, che deve provvedere a ricreare i costumi sgargianti e le scenografie fasulle dei teatrini dell’epoca con il gusto di non toccare il kitsch. Sono coinvolti professionisti delux, dallo scenografo Mario Chiari, intelligente nel lavorare entro piccoli schemi, alla costumista Maria De Matteis, ma c’è da rilevare anche la brillante e vacillante fotografia in Ferraniacolor di Carlo Carlini.

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La terza è il cast delle grandi occasioni, che comprende le neostar Maria Fiore e Delia Scala, reduci da Due soldi di speranza e Bellezze in bicicletta, Vittorio De Sica, attore rigenerato da Blasetti, che canta Balocchi e profumi, Alberto Sordi nel virtuosismo fregoliano, Renato Rascel nel memorabile scherno alla censura che travalica le stagioni politiche con tutto il suo ottuso perbenismo buono per tutti i regimi.

Al di là dello spettacolo, ora godibile ora un po’ stiracchiato, spesso privo della personalità di un regista che non si limiti a mettere in scena il pezzo teatrale, Gran varietà conserva tutt’oggi un’atmosfera funebre inquietante per la sua capacità di accompagnare un mondo verso il suo tramonto, scegliendo non a caso attori che hanno edificato le proprie carriere cinematografiche a partire dai successi mietuti nel teatro di rivista.

GRAN VARIETÀ (Italia, 1953) di Domenico Paolella, con Maria Fiore, Carlo Croccolo, Vittorio De Sica, Lea Padovani, Delia Scala, Alberto Sordi, Lauretta Masiero, Renato Rascel, Nico Pepe. Commedia. ** ½

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