Recensione: Il tuttofare

IL TUTTOFARE (Italia, 2018) di Valerio Attanasio, con Sergio Castellitto, Guglielmo Poggi, Elena Sofia Ricci, Clara Alonso, Tonino Taiuti, Marcela Serli, Luca Avagliano, Mimmo Mignemi, Alberto Di Stasio, Roberta Fiorentini. Commedia. ***

Ci sono, sin dalle prime immagini, almeno due strade che s’intrecciano ne Il tuttofare. La prima è determinata dalla voce narrante del protagonista – per una volta resa meno banale di una semplice voice over – che introduce in un contesto, quello della giurisprudenza, congestionato e clientelare, dominato da attese infinite, raccomandazioni immortali e soprattutto pochissime gratificazioni, emblema di un mondo del lavoro che distrugge i sogni di una generazione.

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E fin qui diciamo che l’esordiente Valerio Attanasio s’inserisce nel solco di quel filone che da almeno un decennio parla della Generazione 1000 euro (ormai almeno la metà…) che forse mette in dubbio di avere Tutta la vita davanti ma sono dei Workers – Pronti a tutto. In realtà è la seconda strada a dare alla sua opera prima il sapore di qualcosa d’anomalo nella recente commedia italiana, spesso incapace di attuare il cinismo dei padri.

Ecco, sebbene Il tuttofare del titolo si riferisca al giovane Antonio Bonocore, praticante legale senza contratto a 300 euro al mese, il vero dominatore è il suo capo, il professore Toti Bellastella, la più clamorosa interpretazione di Sergio Castellitto da anni. Seguendo una dinamica complessa che attorciglia l’evocazione de Il sorpasso (un fanfarone che porta un ingenuo fuori strada) con le logiche del buddy movie (una coppia squilibrata ma che agisce gomito a gomito), Attanasio costruisce tanto uno spaccato umoristico su un mondo poco visto quanto un irresistibile star-movie.

Infatti, Castellitto mette in campo tutto il gassmaneggiante istrionismo di cui è capace e trova nel regista uno dei pochi finora in grado di addomesticare la sua recitazione straripante. Alle prese con un personaggio fortemente teso alla macchietta, gigioneggia con supremo senso dello spettacolo, riuscendo al contempo a renderlo credibile, attendibile, plausibile, un vero mostro contemporaneo perché sì inqualificabile ma umano e – eccoci – simpatico.

E qua ci viene in mente una battuta di Ovosodo, farina del sacco di Furio Scarpelli: «solo gli stronzi sono simpatici!». Eureka: Il tuttofare, storia di un avvocatino schiavizzato che viene calato in un pericoloso sottobosco criminale per accontentare il mentore, è il racconto dell’incontro tra un neo monsù Travet e un personaggio molto negativo (bugiardo e corrotto, sottomesso alla moglie e traditore, tossico ed evasore…) francamente travolgente come sapeva esserlo Alberto Sordi.

Attanasio – che viene da Smetto quando voglionon si limita a guardare alla superficie della tradizione, omaggiandone perfino l’onomastica (Antonio Bonocore come Totò ne La banda degli onesti, che a sua volta sbagliava sempre il nome di Lo Turco al pari di Bellastella che qui lo chiama Ascanio, Alfredo, Arnaldo…; Bellastella stesso che cammina lungo il corridoio dell’università ricorda Il prof. dott. Guido Tersilli… e nell’arringa ripensa a Il processo di Frine), ma segue la lezione dei padri anche perché prende spunto da un testo preesistente per reinventarlo nel proprio (il romanzo picaresco Lazarillo de Tormes).

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Sarebbe, tuttavia, miope leggerlo solo in funzione della commedia del passato, se non altro perché Attanasio ha uno sguardo molto aderente alla contemporaneità, sia per il sapiente accumulo di temi (rapporti tra poteri, malagiustizia, nuova criminalità organizzata, immigrazione clandestina…) sia per la leggerezza di una messinscena agile e scattante, difficilmente calante di tono pure nella meno fluida seconda parte, per poi riprendersi nel colpo d’ala del finale.

Affiora il profilo di un autore di commedia, tra l’umorismo civile di Luigi Zampa e la scanzonata impudenza di Luciano Salce, a cui – vivaddio – piace la commedia, ama i suoi meccanismi scientifici, ne celebra le facce (il plotone di caratteristi è una gioia, da Roberta Fiorentini moglie per caso al ginecologo Alberto Di Stasio, senza tralasciare Elena Sofia Ricci che brilla nelle sue saporite apparizioni) e i suoni (Pivio e Aldo De Scalzi tra Piero Piccioni e Armando Trovajoli), i gag e le caricature, l’umanismo e la satira.

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