Contro Gli anni spezzati

Non è soltanto una brutta fiction, Il commissario, primo atto di una trilogia sugli anni di piombo prodotta per il servizio pubblico, Gli anni spezzati (con buona pace di Peter Weir): è una cattiva azione, un’operazione totalmente sbagliata, una involontaria parodia. Il regista Graziano Diana, già sceneggiatore per Ricky Tognazzi (quando il figlio di Ugo pareva essere un regista da prendere seriamente), dice di aver impiegato sette anni per realizzare questo lavoro: se i risultati sono questi, verrebbe da dire “gli anni sprecati”.

Ecco, questa prima parte, dedicata alle vicende che scaturirono dalla strage di Piazza Fontana, con la morte dell’anarchico ferroviere Pinelli e l’uccisione del commissario Calabresi, è soprattutto un’occasione sprecata da tutti i punti di vista.

Il più evidente è quello tecnico-artistico: noiosissima, piatta, monocorde, priva di guizzi, recitata malissimo sia dagli italiani (Solfrizzi s’impegna, ma il parrucchino è improponibile, ed è comunque il migliore dei nostri assieme all’innocente Thomas Trabacchi, tra una Luisa Ranieri fuori luogo e uno scoraggiante Emanuele Bosi che rifà all’infinito Questo piccolo grande amore fino all’assurda scelta di casting del romano Paolo Calabresi come Pinelli) che dai serbi (poteri delle coproduzioni, inespressivi e doppiati disastrosamente), scritta peggio (non si dimenticano battute che, più o meno, consistono in “mi metto la cravatta bianca… come il colore della purezza”, “i giornalisti sono tutti sciacalli” o “si sbaglia sempre da giovani”; inoltre, come si fa, ad esempio, a ridurre il fondamentale personaggio di Camilla Cederna, vera e propria mente della campagna anti-Calabresi assieme a Lotta Continua, come una giornalista di paese o di rosa che si concentra sul lato umano del commissario? senza dimenticare che il direttore del primo canale Rai, Giancarlo Leone, è figlio di Giovanni, ex capo dello stato, dimessosi in seguito ad uno scandalo portato alla luce anche dalla Cederna in un best seller di fine anni settanta, poi sgonfiatosi col tempo), pressappochista e superficiale nell’arredo filmico (s’intravedono suv, hotel ristrutturati pochi anni orsono, cucine contemporanee…), con una regia inutilmente enfatica che sottolinea gli aspetti melodrammatici della storia.

Risultati immagini per gli anni spezzati il commissario

Potremmo, poi, discutere per ore su cosa ci sia dietro un’operazione del genere: ci limitiamo a constatare, senza pregiudizi ideologici (e ci mancherebbe altro), che la santificazione di Calabresi è quantomeno esagerata, specie se del Pinelli si mette in luce soltanto la “frequentazione amicale” col commissario e una natura “da testa calda” assolutamente impropria.

Benché una fiction popolare non sia comunque la sede più confacente ad un dibattito sulle responsabilità (anzi, perché no?), è sconfortante la semplicità con la quale si liquida la vicenda in centottanta, interminabili minuti che non spiegano niente, raccontano solo l’isolamento di un uomo (benissimo, ma non in questo modo così sfacciatamente irritante) e si dimenticano di dettagli come contesto storico (non due canzoni buttate lì), contesto politico (Moro è un “mediatore”, Rumor uno che “ha avuto paura”, gli anarchici degli scemi patentati, comunisti e fascisti tutti uguali).

Scopiazzamenti senza criterio del pur irrisolto ma complesso, ambizioso e complicato Romanzo di una strage (se la Rai fosse onesta dovrebbe trasmetterlo, ma il confronto con questa fiction sarebbe impietoso), perfino nel Calabresi di fronte allo specchio che si sistema la cravatta. Velo pietoso sul filone sentimentale, una roba allucinante.

GLI ANNI SPEZZATI – IL COMMISSARIO (Italia, 2013) di Graziano Diana, con Emilio Solfrizzi, Luisa Ranieri, Emanuele Bosi, Paolo Calabresi, Ninni Bruschetta, Thomas Trabacchi. Biografico drammatico. *

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