Alla riscoperta di Lina Wertmüller | Sabato, domenica e lunedì (1990)

SABATO, DOMENICA E LUNEDÌ (Italia, 1990) di Lina Wertmüller, con Sophia Loren, Luca De Filippo, Luciano De Crescenzo, Pupella Maggio, Lucio Amelio, Alessandra Mussolini, Nuccia Fumo, Pierluigi Cuomo, Isa Danieli, Ester Carloni, Mario Scarpetta, Enzo Cannavale, Jérôme Anger. Commedia. ***

Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, molti registi approdarono in televisione, beneficiando così di budget molto importanti e platee di spettatori che non riuscivano più a raggiungere nelle uscite in sala. Non fece eccezione Lina Wertmüller, peraltro nome spendibile per le vendite all’estero, a maggior ragione se abbinato a quello di Sophia Loren, unica diva italiana sempre sulla cresta dell’onda internazionale, alla seconda collaborazione dopo il terribile Fatto di sangue.

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Grazie all’adattamento di Sabato, domenica e lunedì, benedetto dalla partecipazione di Luca De Filippo, figlio di Eduardo solitamente restio a concedere i diritti delle opere paterne e qui impegnato nel ruolo del padre, nonché da quella di Pupella Maggio in un ruolo di contorno ma presenza fondamentale perché per lei era stata pensata la parte della protagonista, la regista e l’attrice indovinano la loro miglior prova degli ultimi trent’anni.

Nato come doppio appuntamento televisivo, ridotto in un’edizione cinematografica che taglia più di un’ora dalle tre originali, è il film più lieto e riuscito di Lina dai tempi degli exploit con Mariangela Melato e Giancarlo Giannini. La sceneggiatura scritta con Raffaele La Capria sposta l’azione dal dopoguerra agli anni del fascismo: uno slittamento spericolato perché il cuore della storia è il matrimonio e il divorzio, temi decisivi per gli anni attorno al miracolo economico e perciò scelti da Eduardo per una delle sue cantate dei giorni dispari.

Ma, se è vero che la tesi è che solo l’amore può tenere in piedi tutto, allora la consapevolezza può essere maturata anche in un periodo diverso. Il fascismo rievocato da Wertmüller è quello dei primi anni Trenta, gaglioffo e a suo modo “rassicurante” anche agli occhi di chi si oppone al regime, quasi a voler sottolineare quanto i turbamenti, i conflitti, i dolori siano nascosti da un ordine apparente esaltato dai cromatismi acquerellati di Carlo Tafani.

Malgrado manchino certe sfumature incompatibili con il passaggio storico, l’impianto resta lo stesso: offesa da un complimento gastronomico fatto da Peppino alla nuora, Donna Rosa, cuoca rinomata in tutta Pozzuoli (bellissima la lunga preparazione del ragù) raffredda i rapporti con il marito. Esasperato dal comportamento della moglie, esplode durante un pranzo domenicale, accusandola di tradirlo con il geologo Janniello (nel testo originale un ragioniere).

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Bellissima nella florida maturità, Sophia Loren è completamente a proprio agio in un contesto degno del suo carisma. E, con grande intelligenza, è circondata da un cast eterogeneo in cui si stagliano gloriosi esponenti della tradizione napoletana (De Filippo, Maggio, Nuccia Fumo, Ester Carloni, Enzo Cannavale, Isa Danieli) e presenze curiose ben dirette dalla regista (il gallerista Lucio Amelio ma soprattutto Luciano De Crescenzo, cantore più popolare della Napoli degli anni Ottanta, non a caso nel ruolo di uno studioso dei misteri naturali dei vulcani).

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