Venezia 74 | Recensione: Diva!

DIVA! (Italia, 2017) di Francesco Patierno, con Isabella Ferrari, Anna Foglietta, Barbora Bobulova, Carolina Crescentini, Anita Caprioli, Greta Scarano, Carlotta Natoli, Silvia D’Amico, Michele Riondino. Documentario. ** ½

Valentina Cortese fa parte di quella generazione di attrici italiane che, raggiunto il successo in patria, ebbe la fortuna di essere intercettata dai produttori hollywoodiani. Tuttavia, nessuna riuscì a resistere alle regole perverse del gioco industriale e, alla pari di Alida Valli, Isa Miranda, Caterina Boratto, anche la Cortese, quasi trentenne, tornò in Italia, trovando una seconda giovinezza nel teatro e continuando al cinema in ruoli di contorno spesso fondamentali.

È il caso della Séverine di Effetto notte, l’attrice smemorata e malinconica che le permise di ricevere moltissimi premi ed essere una delle pochissime attrici italiane candidate all’Oscar, l’unica nella categoria delle non protagonista. Quando al suo posto fu premiata Ingrid Bergman, la divina svedese si scusò sul palco con l’amica attrice in un memorabile discorso di accettazione.

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L’autobiografia per voci altrui della Cortese parte proprio da qui, dalla grande occasione che le offrì Truffaut all’alba della mezz’età, e si dipana in maniera non cronologica servendosi delle memorie contenute nel libro Quanti sono i domani passati. L’approccio di Francesco Patierno non è convenzionale: nessuna intervista, qualche spezzone d’epoca, ma soprattutto attrici contemporanee che si misurano con l’icona calandosi nei suoi panni, ammiccando all’iconografia attraverso costumi e look evocativi.

Il problema di fondo sta nello squilibrio tra l’attrice celebrata e le attrici coinvolte: tanto eterea e somma l’una, quanto terrene ed accessibili le altre, c’è uno squilibrio evidente tra il carisma della Cortese sul grande schermo e sulle tavole del palcoscenico e quello meno spettacoloso e più contrito delle attrici contemporanee, corpi attoriali di un non-star system che si prende molto sul serio.

Così, più delle fin troppe convinte Carolina Crescentini ed Isabella Ferrari, funzionano meglio Carlotta Natoli (un solo e commovente intervento: l’infanzia contadina) e Barbora Bobulova, che con l’ispirazione condivide il parallelismo dell’esperienza all’estero. Nato per essere l’omaggio ad una star un po’ dimenticata, Diva! finisce per attestare la fragilità del divismo italiano contemporaneo.

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