Mamma mia, che impressione! | Roberto Savarese (1951)

Dove un tempo si vedeva lo sforamento nella farsa, complice il look fumettistico della stessa figura di Sordi, oggi vediamo la perfidia di autori che avevano colto nella maschera di Sordi l’immagine ideale per raccontare un italiano come tanti, più di quanti credessero quegli stessi tanti: trentenne infantile, coperto ad vitam dell’ombrello di una parrocchia edificata sull’omissione e sulla reticenza, prete mancato ma potenziale stalker di povere ragazze, sostanzialmente mediocre e incapace a trovare un posto nel mondo. Un caso umano.… Read More Mamma mia, che impressione! | Roberto Savarese (1951)

L’ascensore (Quelle strane occasioni) | Luigi Comencini (1976)

Nella Roma deserta di un rovente Ferragosto, a causa di un blackout, un monsignore rimane chiuso nell’ascensore con una ragazza piuttosto sensuale: nell’infinita attesa dei soccorsi, i due prendono a conoscersi a meglio. Un meccanismo narrativo che funziona come un orologio svizzero, una macchina comica esaltata dalla malizia di un rapporto fondato sull’allusione sessuale e sul patto ipocrita tra uomini di mondo.… Read More L’ascensore (Quelle strane occasioni) | Luigi Comencini (1976)

Ci sono dei film italiani che nessuno si fila: è il caso di riscoprirli – 2

Il cinema italiano è, per molti, un territorio se non segreto almeno misterioso. Perché, d’accordo, tutti – si spera – conosciamo i grandi autori, i capolavori riconosciuti, i classici intramontabili. Ma c’è una zona oscura, che non è quella dei b-movie o degli stracult ampiamente riconsiderati. In questa puntata, riscopriamo Agosti, Brusati, Caprioli, Cottafavi, Greco, Montaldo, Nichetti, Odorisio, Visconti (l’altro), Vivarelli.… Read More Ci sono dei film italiani che nessuno si fila: è il caso di riscoprirli – 2

Bravissimo | Luigi Filippo D’Amico (1955)

L’immagine di Sordi è sicuramente debitrice all’immaginario iconografico delle riviste satiriche, con quel pizzetto posticcio e l’occhialetto vezzoso che lo rendono un pomposo e anacronistico residuato di un’Italia nostalgica (in senso negativo). Personaggio emblematico di un popolo in transizione, come ben espresso dal paesaggio in cui si muove: i condomini che sorgono nelle lande selvatiche alla periferia, la campagna dove si può trovare la cicoria all’ombra dell’acquedotto.… Read More Bravissimo | Luigi Filippo D’Amico (1955)

Men, Women & Children | Jason Reitman (2014)

A partire dal romanzo di Chad Kultgen, Reitman ha scritto la sceneggiatura con Erin Cressida Wilson, drammaturga che al cinema si è affermata con la commedia erotica Secretary. E l’eros è elemento centrale di questo film spericolato e coraggioso, che scandaglia le pulsione sessuali di un popolo – quello americano – e in particolare di un ceto – la borghesia – repressa in un atteggiamento così puritano da vivere al fine la dimensione sessuale con vergogna, fastidio, angoscia, violenza.… Read More Men, Women & Children | Jason Reitman (2014)

Ci sono dei film italiani che nessuno si fila: è il caso di riscoprirli – 1

Il cinema italiano è, per molti, un territorio se non segreto almeno misterioso. Perché, d’accordo, tutti – si spera – conosciamo i grandi autori, i capolavori riconosciuti, i classici intramontabili. Ma c’è una zona oscura, che non è quella dei b-movie o degli stracult ampiamente riconsiderati. Questa è la prima puntata di una rubrica in cui parlo di dieci film dimenticati.… Read More Ci sono dei film italiani che nessuno si fila: è il caso di riscoprirli – 1

Amore mio aiutami | Alberto Sordi (1969)

Storia di un matrimonio all’epoca del dibattito sul divorzio, è il racconto di una crisi coniugale che segna un nuovo approdo nel percorso del “maschio familiare” di Sordi: da Seduttore a Scapolo dunque Marito, passando per la parentesi nera da Vedovo e per quella eroticomico di Scusi lei è favorevole o contrario?. Lo schema è inesorabile: la noia della vita borghese, il tradimento per ravvivare il ménage, le conseguenze del dolore.… Read More Amore mio aiutami | Alberto Sordi (1969)

OcchioPinocchio | Francesco Nuti (1994)

Ha un bel dire chi vede nel Pinocchio del film una trasfigurazione del Nuti, disorientato e imbarazzato dal successo tanto da voler ricongiungersi con l’ancestrale genuinità della giovinezza, e dunque infine deciso a ingannare tutti pur di continuare una vita secondo natura. Sfortunato, Nuti, che con OcchioPinocchio fa due film in uno: il mancato film della svolta – che è sconcertante ma interessante proprio per il suo essere malato e maledetto – e il cripto-documentario sul suo rapporto con i Cecchi Gori.… Read More OcchioPinocchio | Francesco Nuti (1994)

Maria Zef | Vittorio Cottafavi (1981)

Penultimo lavoro di Vittorio Cottafavi, che in sede di sceneggiatura si è fatto affiancare dal poeta friulano Siro Angeli (impegnato anche nel ruolo di Barbe). Maestro del melodramma, qui lo lascia affiorare nei colori bruni di una miseria sia sociale che umana, nelle crepe di case rotte per gli effetti devastanti della natura, nei volti affaticati di gente che la speranza non sa nemmeno se appartiene a questo mondo.… Read More Maria Zef | Vittorio Cottafavi (1981)

Amore mio | Raffaello Matarazzo (1964)

Un film segreto, nascosto per decenni, l’ultimo diretto da Raffaello Matarazzo, all’epoca cineasta ormai decaduto dopo essere stato, appena un decennio prima il re del box office, demiurgo dei melodrammi più popolari del cinema italiano di sempre. Dopo tre commedie di scarso successo, Matarazzo si autoprodusse Amore mio, investendo risorse personali, ma la Titanus non gli garantì una distribuzione decorosa, relegandolo alle sale di provincia: e così l’addio al cinema di uno dei più importanti registi italiani è caduto nell’oblio.… Read More Amore mio | Raffaello Matarazzo (1964)

Il vigile | Luigi Zampa (1960)

Zampa è uno dei registi con cui Alberto Sordi si è trovato meglio. Difficile trovare un passo falso nel loro percorso insieme (L’arte di arrangiarsi, Il medico della mutua, l’episodio di Contestazione generale per citarne tre). Una comunione d’intenti fondata su un raro equilibrio: l’attore ha la possibilità di sfoderare tutte le qualità da mattatore, al servizio di personaggi “rotondi” da cui sa cavare il meglio; il regista lo segue, senza fargli ombra, ma tenendo la barra dritta con acuta e tagliente intelligenza.… Read More Il vigile | Luigi Zampa (1960)

Il marito | Nanni Loy e Gianni Puccini (1958)

Rapido e brillante, Il marito è uno studio sociologico sul maschio italiano del dopoguerra, capitolo imprescindibile nella narrazione dell’attore. Se Loy (senza Puccini) riprenderà il discorso un decennio dopo con Il padre di famiglia, calato nella temperie contestatrice e montessoriana, Sordi trova qui lo snodo per svelare del tutto la dimensione viscida, laida, opportunista del tipo umano che meglio ha saputo rappresentare.… Read More Il marito | Nanni Loy e Gianni Puccini (1958)

Sono un fenomeno paranormale | Sergio Corbucci (1985)

Come si evince dal titolo, il tema è comunque abbastanza curioso. In sede di sceneggiatura troviamo due nomi indicativi: il felliniano Bernardino Zapponi e l’ancora giovane Gianni Romoli, autori che in più occasioni hanno dimostrato un certo interesse per tutto ciò che concerne il fantastico, il soprannaturale, l’irrazionale, perfino il fantasmagorico. La sfida è far conciliare queste suggestioni con il mondo molto realistico e “concreto” incarnato da Sordi.… Read More Sono un fenomeno paranormale | Sergio Corbucci (1985)

Mafioso | Alberto Lattuada (1962)

Nell’incarnare un personaggio ambiguo, amorale, inquietante e conflittuale perché “comune”, Sordi condiziona lo spirito del film rendendolo qualcosa di davvero anomalo ma ben contestualizzato dentro il percorso sordiano di quegli anni. Se il grande Lattuada si conferma un professionista all’americana, qui assai vicino alla coeva evoluzione del Pietro Germi siciliano, l’entomologo Sordi continua il suo lavoro sul lato nero degli italiani e, di conseguenza, sul versante oscuro del miracolo economico.… Read More Mafioso | Alberto Lattuada (1962)

La bella di Roma | Luigi Comencini (1955)

Margadonna e Comencini, con Edoardo Anton e Massimo Patrizi, costruiscono un personaggio femminile che è dominus assoluto della narrazione, incarnato dall’attrice più prorompente e sicura di sé dell’epoca. Silvana Pampanini, rigogliosa trentenne, ha la fame di chi vuole la gloria, l’astuzia del popolo, la precisione del divismo. Un titolo che è il suo autoritratto, simbolo effimero di una città intera che risorge dalle macerie con le forme e i desideri di una donna moderna e tradizionale.… Read More La bella di Roma | Luigi Comencini (1955)

Il disco volante | Tinto Brass (1964)

C’è sempre quel matto di Rodolfo Sonego dietro i film più assurdi di Alberto Sordi, e purtroppo c’è anche quando, nella fase calante del divo romano, assecondava anche le idee peggiori. Qui l’estro dello scrittore veneto mette a disposizione di Sordi una delle ultime follie un secondo prima della (auto)monumentalizzazione, un tentativo di fantascienza al crocevia della commedia all’italiana. Siamo, d’altronde, nel decennio dei congressi interspaziali, della ricerca di incontri ravvicinati del terzo tipo dopo la psicosi americana della guerra dei mondi.… Read More Il disco volante | Tinto Brass (1964)

Totò e i re di Roma | Steno e Mario Monicelli (1952)

Sembra arrivare da un racconto impiegatizio di Mario Soldati o Renato Castellani, è una variante buffa di un signor Travet, le cui Miserie furono narrate dallo stesso Soldati a ridosso della guerra per “celebrare” la spina dorsale della nazione rinascente: il ceto medio. Sponda burocratica, Totò esplora lo stesso mondo ministeriale dei coevi Il cappotto di Alberto Lattuada e il meno celebrato Ragazze da marito di Eduardo De Filippo.… Read More Totò e i re di Roma | Steno e Mario Monicelli (1952)

Finché c’è guerra c’è speranza | Alberto Sordi (1974)

Sordi sembra chiedersi: a cosa è disposto un uomo per assicurare ai propri cari il benessere economico? Dove finisce l’etica di una persona che di mestiere fa il mercante di morte? Perché chi resta a casa a non fare nulla deve godere del lavoro del capofamiglia? In una certa misura è un grande film andreottiano: non avete idea di quanto male bisogna perpetrare per garantire il bene comune, in questo caso familiare.… Read More Finché c’è guerra c’è speranza | Alberto Sordi (1974)

Fellini 100 | Roma (1972)

Dapprima sembra che a Fellini interessi anzitutto capire cosa sia Roma: Roma è una scritta nera che inonda il quadro rosso, dunque una pietra, quindi la storia, le geografia, il teatro. Una stazione che accoglie il forestiero con i manifesti dei film, quasi a dichiarare da subito ciò che Gore Vidal afferma verso il finale: è la città delle illusioni e non fa niente per nasconderlo.… Read More Fellini 100 | Roma (1972)